Centro "Ferruccio Castellano” di Torino

Centro Studi e documentazione su “Fede, religione e omosessualità”

Fede e omosessualità raccontati dal Centro Castellano

Intervista di Silvia Lanzi a Gustavo Gnavi, presidente del Centro Ferruccio Castellano pubblicata sul sito del Progetto Gionata il 30 ottobre 2012

Qualche mese fa sono apparsi su gionata.org diversi articoli che celebravano anniversari importanti di alcuni dei più longevi gruppi di omosessuali italiani – gruppi che hanno fatto la storia del movimento dei cristiani omosessuali italiani.
Questa storia ora è documentata dal Centro di Documentazione Ferruccio Castellano di Torino, che si è fatto carico di cercare tutto ciò che, in senso lato, ha contribuito a fare questa storia – oltre quindi ai documenti più o meno ufficiali dei vari gruppi anche gli interventi, più o meno ufficiali, della Chiesa e dei suoi pastori, in merito. Un lavoro titanico ma senza dubbio lodevole. Per chiarire le modalità di funzionamento del Centro, il suo funzionamento e le prospettive future, ho contattato il responsabile, Gustavo Gnavi, che è stato così gentile da rispondere ad alcune domande.

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Quando e perché è nato il Centro di Documentazione Ferruccio Castellano?

L’idea di un centro di documentazione nasce all’interno dell’associazione di gay credenti Davide e Gionata, nata nel 1981, alla morte di Ferruccio Castellano, nel settembre dell’83. Chi lo aveva conosciuto e frequentato sapeva che da un po’ di anni Ferruccio si era dato da fare sul tema “Fede e Omosessualità” raccogliendo materiale di vario genere e stabilendo contatti con esperti in vari settori.
Poiché inizialmente, per cercare di chiarire i suoi dubbi, Ferruccio si era rivolto a don Ciotti, del Gruppo Abele, ed aveva avuto da lui lo stimolo ed il sostegno necessario per mettere in piedi qualcosa che potesse essere di riferimento per altri omosessuali credenti, alla sua morte il materiale da lui raccolto restò nei locali del Gruppo Abele.
Più volte, all’interno di “Davide e Gionata”, soprattutto in occasione degli anniversari della morte di Ferruccio, ritornò l’idea di raccogliere e sistemare questo materiale e di mettere in piedi un centro di documentazione ma per vari motivi e principalmente per questione di spazio, l’idea non venne mai realizzata.
Quando nel 2005 l’associazione “Davide e Gionata” si trovò a dover usufruire di locali presso la sede centrale del Gruppo Abele si riuscì a mettere le mani sul materiale in questione al quale si era aggiunto quello di quasi 30 anni di lavoro dell’associazione stessa.
Per vari motivi dopo il TorinoPride2006 “Davide e Gionata” chiuse i battenti ma un gruppo di persone di buona volontà riprese la vecchia idea e decisa di fondare una nuova associazione, o meglio, un centro studi e documentazione intitolandolo a Ferruccio Castellano.

Il Centro nasce perché, come accennato sopra, non volevamo che il materiale raccolto da Ferruccio e di “Davide e Gionata” andasse disperso ma, a parte questo intento di conservazione di quanto già esistente, anche perché ci si è resi conto che, dopo anni di silenzio e di nascondimento, anche gli omosessuale credenti si stavano muovendo.
Quindi poteva essere utile a loro,  ma anche a qualsiasi persona interessata, avere un punto di riferimento nel quale poter trovare tutto quanto in un passato più o meno recente era servito a formare coloro che oggi sono parte viva dei gruppi di omosessuali  credenti.

Fare un bilancio oggi è forse un po’ presto. Possiamo però sottolineare le speranze e le difficoltà. Partendo da queste ultime credo sia inutile dire che le due principali difficoltà sono il numero ridotto di persone impegnate e la carenza di fondi. Nonostante ciò siamo riusciti, grazie al contributo di amici e conoscenti generosi, a mettere ordine in tutto il materiale suddetto.
Ora è tutto catalogato ed archiviato e quindi consultabile.
E per parlare di speranze e di futuro credo che ora si debba pensare a lavorare su due direzioni: la prima provvedere a raccogliere tutte le informazioni possibili su quanto è stato sinora pubblicato sul tema fede e omosessualità; penso ad articoli su quotidiani e settimanali, articoli su riviste specializzate ad esempio in teologia morale, penso a documenti del Magistero romano, di episcopati locali e così via. Non si tratta di raccogliere tutto questo materiale ma di sapere che esiste e dove lo si può trovare.

La seconda direzione è quella di diventare un punto di riferimento per i gruppi di omosessuali credenti raccogliendo quanto hanno prodotto per conservarlo e metterlo a disposizione di tutti. Provare cioè a creare un archivio storico dei gruppi di omosessuali credenti italiani.
E’ chiaro che tutto ciò per ora è sulla carta ma proprio perché oggi non si lavora più tanto di carta e penna ma con i mezzi informatici, credo non si tratti di un sogno irrealizzabile.
Si è anche pensato di creare una biblioteca con testi riguardanti sempre il tema Fede e Omosessualità; il Gruppo Abele è disponibile a darci uno spazio all’interno della sua biblioteca ma questa è in fase di ristrutturazione e per ore abbiamo accantonato l’idea.
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Si può parlare di storia degli omosessuali credenti in Italia?

Credo di sì, intendendo per storia non solo le vicende che da più di trent’anni hanno coinvolto un certo numero di omosessuali credenti portandoli a creare gruppi e associazioni ma anche e soprattutto le sensazioni, i desideri, le speranze e le sofferenze che hanno fatto maturare in lesbiche e gay la consapevolezza del proprio essere e la volontà di essere presenti come tali in mezzo agli altri.
Potrà sembrare ad alcuni una storia un po’ misera ma sono proprio le storie piccine piccine di ognuno di noi a formare poco per volta la grande storia ed i grandi cambiamenti.
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Il centro è ospitato dal “Gruppo Abele”, un’istituzione per quanto riguarda la giustizia sociale. La scelta è stata casuale o si è trattato di una sorta di “messaggio nel messaggio”?

Il Gruppo Abele è sempre stato per gli omosessuali credenti di Torino un punto di riferimento significativo da quando, alla fine degli anni ’70 Ferruccio Castellano trovò don Ciotti ed altri del gruppo disponibili ad interrogarsi sulle difficoltà degli omosessuali ed a concedere uno spazio per avviare un lavoro di approfondimento e di sensibilizzazione.
“Davide e Gionata” si è trovato quindi all’interno del Gruppo Abele, senza tuttavia farne parte.Sin dall’inizio ci siamo trovati accettati ed accolti da tutti gli operatori del Gruppo, senza che ci fosse chiesto qualcosa. Proprio per questo credo che “Davide e Gionata” prima ed il Centro Castellano ora, abbiano ricevuto dal Gruppo Abele più di quanto hanno dato.
Il Centro Castellano poi essendo sorto sulle ceneri di “Davide e Gionata” è rimasto legato al Gruppo Abele anche per necessità in quanto può usufruire di tutto ciò che gli serve: un locale come sede, un settore dell’archivio storico per il suo archivio, l’aiuto e l’assistenza del suo Centro Studi e così via. Quindi possiamo dire di essere stati fortunati perché, specialmente negli anni ’80 non sarebbe stato facile trovare luogo e persone disposte ad ospitare omosessuali credenti.
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Come interpretare le dichiarazioni contrastanti dei diversi uomini di Chiesa (un monsignor Rigon che afferma che i gay sono malati o un don Segatti che afferma che “Gli omosessuali non sono persone malate, contro natura ma hanno una loro specifica sessualita’ che ha diritto di essere espressa”)?

Tempo fa lessi, mi pare su “Adista”, l’intervento di un vescovo di una Chiesa riformata che diceva di essere stufo di cercare di spiegare a chi se la prende ancora con i gay e le lesbiche che siamo tutti uguali e tutti figlie e figli di Dio.
Era stufo di battere la testa contro dei muri indistruttibili perché chiusi ad ogni possibilità di ascolto, di riflessione e di comprensione; meglio lasciare che certi predicatori dicano quello che vogliono e vivere l’esperienza quotidiana con gay e lesbiche perché c’è molto di più da imparare così che dall’ascolto di certi predicatori. Ecco, forse sarà per l’età o per l’esperienza di tutti questi anni di attività fra gli omosessuali credenti, ma mi trovo completamente d’accordo con quel vescovo.

Oramai ho l’impressione che almeno in molte nazioni come l’Italia (non parlo chiaramente di quelle in cui l’omosessualità è ancora condannata) la stragrande maggioranza di donne e uomini si è già fatta un’idea sull’omosessualità e sulle persone omosessuali per cui certi interventi negativi verranno raccolti solo da chi la pensa già così, o da chi ha degli interessi, magari di partito, per cavalcare certe idee.
Non sono gli interventi pubblici quelli che possono far cambiare idea a qualcuno. Occorre piuttosto lavorare, come si dice, con la base, con la gente che incontriamo tutti i giorni, forse più con i laici che con i preti e con i vescovi, ricordando che anche le più grandi riforme all’interno della Chiesa non sono mai arrivate dall’alto ma sono state il frutto di un lento lavoro della gente che poco per volta ha posto il Magistero di fronte ad una situazione già di fatto modificata ed accettata dalla maggioranza.
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Dove stanno andando i gruppi di omosessuali credenti?

Bella domanda… Prima di rispondere ritengo opportuno fare due premesse: non credo di avere oggi una visione globale dei gruppi di omosessuali credenti italiani e quindi quanto dirò dovrà essere preso con tutti i limiti dovuti; dalla nascita dei primi gruppi e quindi anche di “Davide e Gionata”, sono passati ormai trent’anni e molte cose sono cambiate.
Inoltre “Davide e Gionata”, che mi ha visto per anni presidente, aveva una connotazione più laica rispetto a molti dei gruppi attuali e quindi il mio giudizio sarà certamente viziato da questa mia lunga militanza in un contesto diverso. E più che dire dove stanno andando preferisco dire dove dovrebbero andare.

L’impressione che ho è che occorra fare ancora molta strada prima che i gruppi di omosessuali credenti italiani diventino un soggetto attivo all’interno della Chiesa e della società italiana. Questa mia affermazione deriva dal fatto che credo fondamentale che qualsiasi gruppo abbia un’attività che privilegi la crescita interna del gruppo ed un’altra che si rivolga verso l’esterno, per far conoscere  e diffondere le idee che hanno spinto gay e lesbiche a formare un gruppo.
In parole povere occorre trovare la giusta via di mezzo che permetta di avere un buon gruppo di amici impegnati sia con altri gruppi gay sia all’interno della Chiesa locale. Ricordando quanto diceva dom Helder Camara, la nostra vita cristiana ha due componenti come la croce; una verticale rivolta verso Dio, ed una orizzontale verso gli altri. Cristo non ha scelto una posizione particolare, ma si è messo nel mezzo della croce.

Alcuni gruppi sono già sulla strada buona, altri restano ancora confinati un  po’ al livello di gruppi di amici che si trovano bene assieme e basta. E’ chiaro che ci vuole tempo per maturare ed impegnarsi ma bisogna partire col piede giusto e dare già per scontato che, come il lume del Vangelo, un gruppo di omosessuali credenti ha un suo ruolo “politico” e non deve stare nascosto ma deve farsi riconoscere, deve “illuminare” con le sue idee e le sue proposte, quelli che sotto certi aspetti vivono ancore nelle tenebre. Soprattutto all’interno della Chiesa.
Se molti sono restii ad accettare questo ruolo politico credo sia perché si hanno ancora delle difficoltà nell’accettare la propria condizione omosessuale e sentono ancora sulle spalle il peso di certe affermazioni di condanna e di rifiuto. Ma occorre fare tutto il possibile per superare queste difficoltà. E soprattutto bisogno evitare l’isolamento.

Il Vangelo della seconda domenica di quaresima è significativo. Pietro, di fronte alla trasfigurazione di Gesù, cerca di restare sul monte a contemplare la gloria di Dio ma Gesù, spento lo schermo, gli ricorda che se vuole seguirlo deve tornare in mezzo alle gente, in mezzo alle difficoltà di ogni giorno, anche a costo di essere finire in croce. E’ quindi  fondamentale per i gruppi, essere presenti, dove possibile, nelle vari forme di attività pastorali di una Chiesa locale. Purtroppo dall’altra parte c’è ancora molta chiusura ma qualcosa si sta muovendo e dobbiamo essere pronti.
Infine direi che occorre pensare anche ad essere più preparati in tutti i settori che ci interessano per poter dire la nostra con cognizione. Non dobbiamo più aspettare che qualche teologo illuminato scriva qualcosa di positivo sul nostro conto. Dobbiamo farlo noi. Purtroppo in campo maschile i teologi sono quasi tutti preti e si ha sempre l’impressione che quanto affermano sia qualcosa di concesso per bontà e carità.
E siccome i sacerdoti omosessuali hanno grosse difficoltà a rivelare la loro omosessualità dobbiamo essere noi, laici omosessuali, a prendere in mano la situazione e a dire la nostra ma con la dovuta preparazione.
Credo che il Forum dei gruppi di omosessuali cristiani italiani  farebbe bene a pensare di organizzare non solo degli incontri ma delle giornate di studio, dei corsi di approfondimento, delle attività che favoriscano la preparazione dei loro componenti.
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Il Centro di Documentazione Ferruccio Castellano si propone quindi come una sorta di immenso archivio della storia di un movimento omosessuale che, consapevole dei suoi trascorsi, sappia guardare al futuro senza rinunciare al proprio duplice impegno di cittadini e credenti consapevoli.

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28 maggio 2013 da in rassegna stampa.
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